venerdì 16 ottobre 2015

Il circolo della fortuna e della felicità

di Amy Tan

All'inizio lo trovavo in po' noioso, ma mi capita spesso, con moltissimi libri. Ho avuto la pazienza di continuare e alla fine mi ha lasciato tante emozioni, anche se un po' frammentate. Sembrano tanti racconti cuciti insieme che formano un affresco corale. Alcuni di essi mi hanno colpito particolarmente, come quello riguardante la morte accidentale del fratellino della protagonista. Tutti mi hanno lasciata "con qualcosa in più": più comprensione e più conoscenza dell'affascinate cultura cinese, e più curiosità verso queste persone spesso impenetrabili con i loro sorrisi (si, indossano continuamente maschere per celare ciò che provano veramente, la capacità di nascondere i sentimenti è una qualità da coltivare).

Otto donne cinesi: quattro madri emigrate negli Stati Uniti negli anni quaranta che giocano a mah-jong a San Francisco e le loro quattro figlie nate in California, le cui voci si alternano e si richiamano nella ricostruzione del passato e nella ricerca di un difficile equilibrio con il presente. Un racconto che parla delle contraddizioni tra l'appartenenza a una famiglia cinese e la vita negli Stati Uniti; di rapporti conflittuali, ma anche fatti di profondo amore tra madre e figlia; delle motivazioni dei sacrifici compiuti dalle madri per trasmettere la propria esperienza e la propria forza alle figlie e delle ribellioni delle figlie ai desideri delle madri, dei loro diversi ideali, fedi, speranze (da Ibs).




martedì 6 ottobre 2015

Il clan dei Mahé

Di Georges Simenon

Parte lento, lento. Ma una volta finito ho sentito subito il bisogno di riprenderlo da capo, perché mi aveva coinvolta in un "crescendo" che mi aveva fatto dimenticare le prime pagine. Suscita emozioni frammentarie: il profumo del mare, le alghe scure sul fondo, il temporale estivo, la signora anziana che si distende nuda al sole.. tutte slegate come una serie di quadri. Il sapore, la luce, l'odore dell'estate ritornano magicamente vivi anche in una sera d'autunno. Pur non avendomi coinvolta moltissimo, ne ho apprezzato il meraviglioso stile.

Perché mai il dottor Mahé continuasse a trascinare l'intera famiglia a Porquerolles nessuno lo capiva. Sin dalla prima volta sua moglie si era lamentata del caldo, delle zanzare e della cucina meridionale che le rovinava lo stomaco, e lui stesso era solo riuscito a prendere delle terribili scottature. E quando andava a pesca, il fondo del mare gli dava le vertigini. Ma soprattutto si sentiva estraneo, fuori posto, e ogni essere animato o inanimato gli sembrava ostile. Aveva giurato, dopo quell'estate, di non rimetterci più piede, e una volta tornato nella piccola città della Vandea dov'era nato e dove viveva la sua famiglia, alla sua vita perfettamente regolata, a Porquerolles non aveva più voluto pensare. Eppure, non gli era mai uscita dalla mente. Così, sorprendendo un po' tutti aveva scelto di tornare una seconda volta. E poi una terza. Forse perché era ossessionato da un'immagine: quella di una ragazzina vestita di rosso, alla quale non aveva mai rivolto la parola, che "non era una donna, né un corpo", ma rappresentava "la negazione, l'opposto di tutto quello che era stata la sua vita" - della casa di pietra grigia, delle siepi tagliate in modo maniacale, della madre che gli preparava ancora la biancheria pulita e che gli aveva scelto persino la moglie... E forse perché sapeva che Porquerolles sarebbe stato il suo destino, un destino a cui, al pari di molti degli eroi simenoniani, anche lui non poteva che andare incontro con allucinata e implacabile determinazione (da IBS)