giovedì 25 febbraio 2016

Dopo lunga e penosa malattia

Di Andrea Vitali

Mi è piaciuto: l'ambientazione, i luoghi e le atmosfere ricreate.

Non mi è piaciuto: l'intreccio "giallo" e il colpo di scena (?) finale, veramente pessimo.

Tutto sommato, un libro che scorre via bene senza troppi problemi, ma di giallo ha veramente poco e quello che ha sarebbe meglio che non ci fosse.

Ecco una recensione che mi è piaciuta

"Guai a voler considerare questo romanzo come un giallo. E' vero, si deliena come un thriller eppure lo considero semplicemente un noir malinconico, buio, denso di nebbia. Il giallo è solo un pretesto ed il finale, poco convenzionale, ne è un fulgido esempio. Belli i personaggi nella loro staticità, altrettanto affascinanti i dialoghi secchi e l'ambientazione, dove a farla da protagonista è un lago immoto dall'ingombrante presenza. E chissà che la lunga e penosa malattia cui Vitali si riferisce non sia tanto quella del signor Luciano bensì, a ben vedere, proprio quella del protagonista..."

Trama

Sono le tre di notte del 4 novembre. Il dottor Carlo Lonati viene chiamato per un'urgenza, il paziente lo conosce bene. Attraversa sotto una pioggia micronizzata i cinquecento metri che lo separano dalla casa del notaio Luciano Galimberti, suo antico compagno di bagordi. Può solo constatarne la morte per infarto. Ma c'è qualcosa che non lo convince, e nelle ore successive arrivano altri indizi e i sospetti crescono. Il dottore non può fare a meno di indagare: vuole sapere se il suo vecchio amico è davvero morto per cause naturali. Per farlo, dovrà conquistare la fiducia della moglie e della figlia di Galimberti. E scoprire che la verità si trova forse sull'altra sponda del lago di Como. "Dopo lunga e penosa malattia" è l'unico giallo scritto da Andrea Vitali. E forse non è un caso che abbia come protagonista un medico sensibile e acuto. L'indagine è concentrata in una settimana, tra le esitazioni dell'improvvisato detective e il moltiplicarsi di tracce e confidenze, fino al colpo di scena finale.




mercoledì 17 febbraio 2016

La corte del diavolo

Di Ivo Andric

Ecco un altro libro che non mi ha coinvolto, e che non h finito (cosa che faccio sempre, se dopo un ragionevole numero di pagine un libro non mi ha catturato, non lo farà mai e penso sempre che da leggere c'è moltissimo, non è il caso di perdere tempo). Non saprei neanche dire il motivo; l'ho trovato sia un po' noioso, sia un po' troppo "letterario" e artificioso.

"E non mi si venga a dire di qualcuno: è innocente. Tutto meno questo. Perché qui non ci sono innocenti. 
Nessuno è qui per caso..."; entrare nella Corte del diavolo, prigione di Istanbul sotto l'impero ottomano, significa inoltrarsi in un luogo metafisico al confine della colpa e dell'espiazione. Il regno è governato da Karagoz, direttore del carcere ma soprattutto burattinaio. È lui che dispensa pene o favori all'umanità disperata della corte. L'imperscrutabile disegno del destino fa sì che tra la gente della Corte del diavolo si trovino esemplari di ogni tipo, innocenti, ladruncoli, pluriomicidi, abietti, perversi, pazzi. Tutti colti nell'ansia del trascorrere giorno dopo giorno nella cittadella dimenticata dal tempo. C'è chi cerca oblio nel passato, chi litiga e bestemmia, chi rievoca incontri con donne belle e generose e chi attende la morte, estrema consolatrice. Ivo Andric, croato, premio Nobel per la letteratura nel 1961, racconta le vicissitudini del campionario umano della corte con sguardo sapiente e bonario; i sudditi di Karagoz narrano le loro disgrazie con voci vibranti di dolore e disperazione che si trasformano in nenia; nella Corte del diavolo, sottile metafora della vita.


Orfeo

Di Richard Powers

Riconosco il suo valore artistico, ma non sono riuscita a finirlo. E' scritto bene, è acuto, intelligente, ma non fa per me.

Peter Els è un compositore, una celebrità oscura tra gli esperti musicali per le sue sofisticate ricerche scientifiche sul mondo dei suoni e della musica. Una sera Peter apre la porta di casa e si trova davanti due poliziotti venuti per una banale verifica. Siamo in piena psicopatia post 11 Settembre, l'attenzione a ogni stranezza ed eccentricità si trasforma facilmente in paranoia. E così lo sguardo indagatore della Sicurezza nazionale è subito attratto dal laboratorio casalingo di microbiologia, dove Peter conduce gli esperimenti nel tentativo di trovare la musica che si nasconde dietro i rumori del mondo. Terrorizzato dall'irruzione governativa, Peter si trasforma presto in un fuggitivo. E mentre su internet il suo caso esplode ed egli viene indicato come "il Bach del bioterrorismo", lui cerca rifugio nel passato, nelle persone che ha amato e che hanno contribuito in maniera decisiva al suo viaggio nella musica. Con l'aiuto dell'ex moglie, della figlia e di un collaboratore di lunga data, progetta il suo piano: trasformare il disastroso incontro con la polizia di Stato in un lavoro artistico che sappia destare le coscienze e portare alla luce tutti i suoni inascoltati che ci circondano.




venerdì 5 febbraio 2016

Piccoli esperimenti di felicità

di Hendrik Groen

Veramente un bel libro, carino e scritto bene. Il vecchietto è "vero" e questo rende il romanzo ancora più speciale. Mostra tanto, tanto della vecchiaia che, se va bene, attende tutti noi, con i suoi dolori fisici, con le sue piccole gioie.

Non mi aspettavo dei vecchietti così acidi e cattivelli, ma, in fondo, perché no?
Dolcissimo il cagnone Mo.

Ecco una recensione che condivido
Un umorismo tenero ma condito di tanta tristezza e di tanta ineluttabilità. Un anno scandito piano piano perdendo pezzi per strada ma sostenuto dalla voglia di guardare avanti un orizzonte che si fa sempre più vicino e con un'ottica che diviene sempre più stretta. Sentimenti veri, angosce vere e felicità ricercate sempre più piccole. Ho dato 4 perché sono vicino a quelle sintonie ; non è un libro per tutte le età. Per giovani intelligenti e sensibili, per maturi che possano fermarsi a pensare, e per tutti i vecchi.

Ed ecco la trama

Ottantatré anni e un quarto sono più di trentamila giorni. E sono proprio tanti. Ottantatré primavere senza la certezza di vedere la prossima, o che ne valga la pena. Hendrik è il tipo d’uomo che fa conti del genere ogni giorno. Anche perché nella sua casa di riposo c’è poco altro da fare. La vita trascorre placida, fin troppo: due chiacchiere con l’amico Evert; la curiosità per i nuovi arrivati e la sopportazione della severissima direttrice, probabilmente nipote di un ex gerarca nazista. Hendrik ha sempre fatto buon viso a cattivo gioco, ma ora si chiede se davvero ne sia sempre valsa la pena. E soprattutto se vale la pena di continuare così. E siccome nella vita bisogna avere dei progetti, o perlomeno fare degli esperimenti, Hendrik decide due cose. La prima: farsi dare dal suo medico la pillola della dolce morte. La seconda: prima di prenderla, concedersi un anno, e in quell’anno fondare un club. Nasce così il Club dei vecchi ma mica morti, con regole di ammissione rigidissime per partecipare alle varie attività, tra cui: l’ingresso a un casinò, un workshop di cucina, un corso di tai chi… In quest’anno di vita succederanno tante cose, ci saranno tante scoperte, tante perdite e molti piccoli esperimenti di felicità... E alla fine si vedrà chi l’avrà vinta: la pillola o una nuova primavera da attendere.