Ecco un altro libro che non mi ha coinvolto, e che non h finito (cosa che faccio sempre, se dopo un ragionevole numero di pagine un libro non mi ha catturato, non lo farà mai e penso sempre che da leggere c'è moltissimo, non è il caso di perdere tempo). Non saprei neanche dire il motivo; l'ho trovato sia un po' noioso, sia un po' troppo "letterario" e artificioso.
Nessuno è qui per caso..."; entrare nella Corte del diavolo, prigione di Istanbul sotto l'impero ottomano, significa inoltrarsi in un luogo metafisico al confine della colpa e dell'espiazione. Il regno è governato da Karagoz, direttore del carcere ma soprattutto burattinaio. È lui che dispensa pene o favori all'umanità disperata della corte. L'imperscrutabile disegno del destino fa sì che tra la gente della Corte del diavolo si trovino esemplari di ogni tipo, innocenti, ladruncoli, pluriomicidi, abietti, perversi, pazzi. Tutti colti nell'ansia del trascorrere giorno dopo giorno nella cittadella dimenticata dal tempo. C'è chi cerca oblio nel passato, chi litiga e bestemmia, chi rievoca incontri con donne belle e generose e chi attende la morte, estrema consolatrice. Ivo Andric, croato, premio Nobel per la letteratura nel 1961, racconta le vicissitudini del campionario umano della corte con sguardo sapiente e bonario; i sudditi di Karagoz narrano le loro disgrazie con voci vibranti di dolore e disperazione che si trasformano in nenia; nella Corte del diavolo, sottile metafora della vita.

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