venerdì 13 novembre 2015

Febbre gialla

di Carlo Lucarelli

Mica lo sapevo che era un libro per ragazzi.
Altrimenti non lo iniziavo neppure.
Finirlo, l'ho finito. Ma leggere Ratman gigante è più impegnativo.
Una cosetta così leggera che l'ho appena finita e già non me la ricordo più.
Va bè, se non altro era gratis.

Ho è cinese, ha otto anni, lavora in silenzio in mezzo ad altri bambini schiavi come lui, e aspetta l'occasione giusta. L'occasione arriva: un salto da acrobata, una Lambretta stile Old Sixties e uno scontro terribile contro la 2CV di Vittorio, poliziotto al primo giorno di servizio, vent'anni, capelli rasati sulle tempie, walkman e anfibi. La fuga riprende e il duro dal cuore tenero si lancia all'inseguimento. Comincia una corsa folle, febbricitante, disperata, una discesa in un mondo oscuro e sotterraneo, eppure vicinissimo alle strade di una città italiana. Un mondo di schiavi e padroni, dove la libertà è ancora un sogno e per ottenere giustizia si deve lottare senza tregua.


giovedì 5 novembre 2015

Ghetti

di Gustavo Corni


Sono appassionata di quel periodo, però devo dire che non mi ha entusiasmato. Poche notizie e incomplete, e non molto che non conoscessi già.


venerdì 16 ottobre 2015

Il circolo della fortuna e della felicità

di Amy Tan

All'inizio lo trovavo in po' noioso, ma mi capita spesso, con moltissimi libri. Ho avuto la pazienza di continuare e alla fine mi ha lasciato tante emozioni, anche se un po' frammentate. Sembrano tanti racconti cuciti insieme che formano un affresco corale. Alcuni di essi mi hanno colpito particolarmente, come quello riguardante la morte accidentale del fratellino della protagonista. Tutti mi hanno lasciata "con qualcosa in più": più comprensione e più conoscenza dell'affascinate cultura cinese, e più curiosità verso queste persone spesso impenetrabili con i loro sorrisi (si, indossano continuamente maschere per celare ciò che provano veramente, la capacità di nascondere i sentimenti è una qualità da coltivare).

Otto donne cinesi: quattro madri emigrate negli Stati Uniti negli anni quaranta che giocano a mah-jong a San Francisco e le loro quattro figlie nate in California, le cui voci si alternano e si richiamano nella ricostruzione del passato e nella ricerca di un difficile equilibrio con il presente. Un racconto che parla delle contraddizioni tra l'appartenenza a una famiglia cinese e la vita negli Stati Uniti; di rapporti conflittuali, ma anche fatti di profondo amore tra madre e figlia; delle motivazioni dei sacrifici compiuti dalle madri per trasmettere la propria esperienza e la propria forza alle figlie e delle ribellioni delle figlie ai desideri delle madri, dei loro diversi ideali, fedi, speranze (da Ibs).




martedì 6 ottobre 2015

Il clan dei Mahé

Di Georges Simenon

Parte lento, lento. Ma una volta finito ho sentito subito il bisogno di riprenderlo da capo, perché mi aveva coinvolta in un "crescendo" che mi aveva fatto dimenticare le prime pagine. Suscita emozioni frammentarie: il profumo del mare, le alghe scure sul fondo, il temporale estivo, la signora anziana che si distende nuda al sole.. tutte slegate come una serie di quadri. Il sapore, la luce, l'odore dell'estate ritornano magicamente vivi anche in una sera d'autunno. Pur non avendomi coinvolta moltissimo, ne ho apprezzato il meraviglioso stile.

Perché mai il dottor Mahé continuasse a trascinare l'intera famiglia a Porquerolles nessuno lo capiva. Sin dalla prima volta sua moglie si era lamentata del caldo, delle zanzare e della cucina meridionale che le rovinava lo stomaco, e lui stesso era solo riuscito a prendere delle terribili scottature. E quando andava a pesca, il fondo del mare gli dava le vertigini. Ma soprattutto si sentiva estraneo, fuori posto, e ogni essere animato o inanimato gli sembrava ostile. Aveva giurato, dopo quell'estate, di non rimetterci più piede, e una volta tornato nella piccola città della Vandea dov'era nato e dove viveva la sua famiglia, alla sua vita perfettamente regolata, a Porquerolles non aveva più voluto pensare. Eppure, non gli era mai uscita dalla mente. Così, sorprendendo un po' tutti aveva scelto di tornare una seconda volta. E poi una terza. Forse perché era ossessionato da un'immagine: quella di una ragazzina vestita di rosso, alla quale non aveva mai rivolto la parola, che "non era una donna, né un corpo", ma rappresentava "la negazione, l'opposto di tutto quello che era stata la sua vita" - della casa di pietra grigia, delle siepi tagliate in modo maniacale, della madre che gli preparava ancora la biancheria pulita e che gli aveva scelto persino la moglie... E forse perché sapeva che Porquerolles sarebbe stato il suo destino, un destino a cui, al pari di molti degli eroi simenoniani, anche lui non poteva che andare incontro con allucinata e implacabile determinazione (da IBS)


lunedì 28 settembre 2015

Il cielo cade

di Lorenza Mazzetti

No, non mi è piaciuto e purtroppo non sono riuscita a finirlo. Il linguaggio piatto e infantile dei bambini non mi ha preso per niente e ho finito per trovarlo irritante.

Negli ultimi anni del fascismo, Penny e Baby – le due bambine dal cui punto di vista sono narrati gli eventi – vivono con lo zio che le ha adottate in una grande villa, vanno a scuola e si esercitano in piccoli dispetti. Questo fin quando la guerra e le persecuzioni razziali non lacerano le vite ordinate che stanno accanto a loro.Pubblicato nel 1961, dedicato agli zii e alle cugine vittime dei tedeschi nell’agosto del 1944, Il cielo cade mostra l’infanzia dinanzi all’esperienza dell’orrore (da Sellerio.it).




sabato 19 settembre 2015

La casa di tutte le guerre

Di Simonetta Tassinari.

Libro carino ma niente di speciale, si capisce come andrà a finire molto molto presto, anche se in realtà il bello di questo libro non è "che cosa succede" ma è l'atmosfera, la casa estiva, i giochi di una volta, l'infanzia..

Invece quando l'autrice si dilunga sulla trama vera e propria e sul presunto colpo di scena secondo me il libro ci rimette parecchio perché la vicenda non è poi così interessante e il tutto sembra buttato lì in po' in fretta.

Insomma, carino ma non vale la pena tenerlo nel Kindle, non credo che lo rileggerò mai.

Quando le estati erano lunghe e le vacanze duravano tre mesi, Silvia le trascorreva a Rocca, in Romagna, insieme alla nonna inglese, che benché avesse sposato un notabile del luogo e vivesse da mezzo secolo nella villa più bella e più antica del borgo, era ancora "la signora" per tutti gli abitanti, altera e un po' temuta fuorché dalla nipote che amava teneramente ricambiata. Giornate belle e tutte uguali, scandite dai giochi con i ragazzini del paese, le chiacchiere con la nonna e la governante, l'attesa dei genitori nel weekend, le letture nell'immensa soffitta piena di segreti... Ma l'estate del '67 è destinata a rimanere per sempre impressa nella memoria: Silvia, quasi undicenne, fa amicizia con Lisa, la figlia del balordo del paese, selvatica e ribelle e insieme faranno un scoperta sconvolgente che cambierà per sempre la loro vita e il loro sguardo sul mondo di adulti che le circonda...(da Ibs.it)



mercoledì 16 settembre 2015

Nostalgia della carta

Sono sempre stata una grandissima fan dell'e-reader. Partecipando alle molte discussioni in rete su questo argomento, ho sempre difeso il mio Kindle a spada tratta.

Però da qualche mese mi manca moltissimo la sensazione fisica di tenere in mano un libro "vero", girare le pagine, sentirne il famoso "profumo" che fino a poco tempo fa consideravo solo uno stupido dettaglio.

E' un fastidio quasi doloroso, una mancanza vera.

Nonostante questo, ho il lettore pieno di libri in attesa, perché il Kindle più che "di soddisfazione", è pratico, incredibilmente pratico. Perché? Perché offre questi vantaggi.

1) Si risparmia in spazio. I libri ne occupano moltissimo. E io non ne ho più, davvero, a disposizione. Sono passata a una casa molto più piccola e in quel recente trasloco ho dovuto sbarazzarmi di numerosi testi, che magari non amavo particolarmente, ma che comunque facevano parte della mia vita da sempre. Con l'e-reader posso ancora leggere e conservare, senza dovermi far prestare libri da biblioteche o amici libri che non saranno mai miei.

2) Posso modificare i caratteri. alla mia età ci si vede meno. E' un fatto. E poter modificare la grandezza del carattere è un vantaggio che il libro di carta non offre.

3) Posso scatenare la mia curiosità: posso provare praticamente tutti i libri o i generi che mi incuriosiscono, spesso senza pagare un centesimo o a costi ridicoli. E sempre senza occupare altro spazio fisico.

4) Posso rileggere quello che voglio, quando voglio e dove voglio. Forse è il pregio maggiore che l'e-reader offre. Una volta stipavo le valigie di libri: oggi, anche se sono in coda alla posta, posso rileggermi brani praticamente di tutta la mia biblioteca.

Quindi, anche se ogni tanto scelgo un libro cartaceo perché "devo" sentire il gusto del girare le pagine, la carta ruvida sotto le dita, non credo che abbandonerò mai più il mio lettore. A malincuore, ma è così.


martedì 15 settembre 2015

Ho disattivato Facebook

Ho disattivato Facebook. Iscritta nel 2006, sono passata attraverso tutte le tipiche situazioni di quel social e sono giunta alla conclusione che Facebook peggiora i rapporti. Tutti. Anche le persone che più ti piacciono o a cui vuoi bene prima o poi mostrano un lato di sé che non volevi vedere o che non immaginavi avessero. Frasi cretine, atteggiamenti narcisistici o esibizionisti, opinioni da vergognarsi a camminare per strada. Per non parlare della falsità: ci sono vere e proprie iene umane che su Facebook si trasformano improvvisamente in creature angeliche, altruiste ed empatiche grazie a qualche frasetta copiata qua e là. E giù i "mi piace". Secondo me su Facebook la maggior parte della gente esibisce il suo peggio. Mi sono accorta tante volte che chi pensavo fosse un idiota su Facebook poi si rivela assai migliore nella realtà.

E poi continuo a non capire a che cosa serve. O meglio, so come lo usano tutti (me compresa): per farsi i fatti degli altri. Ma in maniera insana e passiva. Riflettendoci mi rendo conto che non mi interessa niente del 90 per cento delle vicende personali dei miei contatti. Eppure quando ero attiva li seguivo tutti, con attenzione a volte un po' maligna. Mi capitavano sulla bacheca e leggevo, ma senza vero interesse e partecipazione.

Senza quel social mi sento molto meglio, con il cervello più pulito. E anche più protetta dalle persone che mi hanno aggiunta ai loro contatti solo per stupida curiosità. Non tutti sapranno come sto o dove sono finita. Mi godo il lusso di sparire.