mercoledì 17 febbraio 2016

La corte del diavolo

Di Ivo Andric

Ecco un altro libro che non mi ha coinvolto, e che non h finito (cosa che faccio sempre, se dopo un ragionevole numero di pagine un libro non mi ha catturato, non lo farà mai e penso sempre che da leggere c'è moltissimo, non è il caso di perdere tempo). Non saprei neanche dire il motivo; l'ho trovato sia un po' noioso, sia un po' troppo "letterario" e artificioso.

"E non mi si venga a dire di qualcuno: è innocente. Tutto meno questo. Perché qui non ci sono innocenti. 
Nessuno è qui per caso..."; entrare nella Corte del diavolo, prigione di Istanbul sotto l'impero ottomano, significa inoltrarsi in un luogo metafisico al confine della colpa e dell'espiazione. Il regno è governato da Karagoz, direttore del carcere ma soprattutto burattinaio. È lui che dispensa pene o favori all'umanità disperata della corte. L'imperscrutabile disegno del destino fa sì che tra la gente della Corte del diavolo si trovino esemplari di ogni tipo, innocenti, ladruncoli, pluriomicidi, abietti, perversi, pazzi. Tutti colti nell'ansia del trascorrere giorno dopo giorno nella cittadella dimenticata dal tempo. C'è chi cerca oblio nel passato, chi litiga e bestemmia, chi rievoca incontri con donne belle e generose e chi attende la morte, estrema consolatrice. Ivo Andric, croato, premio Nobel per la letteratura nel 1961, racconta le vicissitudini del campionario umano della corte con sguardo sapiente e bonario; i sudditi di Karagoz narrano le loro disgrazie con voci vibranti di dolore e disperazione che si trasformano in nenia; nella Corte del diavolo, sottile metafora della vita.


Orfeo

Di Richard Powers

Riconosco il suo valore artistico, ma non sono riuscita a finirlo. E' scritto bene, è acuto, intelligente, ma non fa per me.

Peter Els è un compositore, una celebrità oscura tra gli esperti musicali per le sue sofisticate ricerche scientifiche sul mondo dei suoni e della musica. Una sera Peter apre la porta di casa e si trova davanti due poliziotti venuti per una banale verifica. Siamo in piena psicopatia post 11 Settembre, l'attenzione a ogni stranezza ed eccentricità si trasforma facilmente in paranoia. E così lo sguardo indagatore della Sicurezza nazionale è subito attratto dal laboratorio casalingo di microbiologia, dove Peter conduce gli esperimenti nel tentativo di trovare la musica che si nasconde dietro i rumori del mondo. Terrorizzato dall'irruzione governativa, Peter si trasforma presto in un fuggitivo. E mentre su internet il suo caso esplode ed egli viene indicato come "il Bach del bioterrorismo", lui cerca rifugio nel passato, nelle persone che ha amato e che hanno contribuito in maniera decisiva al suo viaggio nella musica. Con l'aiuto dell'ex moglie, della figlia e di un collaboratore di lunga data, progetta il suo piano: trasformare il disastroso incontro con la polizia di Stato in un lavoro artistico che sappia destare le coscienze e portare alla luce tutti i suoni inascoltati che ci circondano.




venerdì 5 febbraio 2016

Piccoli esperimenti di felicità

di Hendrik Groen

Veramente un bel libro, carino e scritto bene. Il vecchietto è "vero" e questo rende il romanzo ancora più speciale. Mostra tanto, tanto della vecchiaia che, se va bene, attende tutti noi, con i suoi dolori fisici, con le sue piccole gioie.

Non mi aspettavo dei vecchietti così acidi e cattivelli, ma, in fondo, perché no?
Dolcissimo il cagnone Mo.

Ecco una recensione che condivido
Un umorismo tenero ma condito di tanta tristezza e di tanta ineluttabilità. Un anno scandito piano piano perdendo pezzi per strada ma sostenuto dalla voglia di guardare avanti un orizzonte che si fa sempre più vicino e con un'ottica che diviene sempre più stretta. Sentimenti veri, angosce vere e felicità ricercate sempre più piccole. Ho dato 4 perché sono vicino a quelle sintonie ; non è un libro per tutte le età. Per giovani intelligenti e sensibili, per maturi che possano fermarsi a pensare, e per tutti i vecchi.

Ed ecco la trama

Ottantatré anni e un quarto sono più di trentamila giorni. E sono proprio tanti. Ottantatré primavere senza la certezza di vedere la prossima, o che ne valga la pena. Hendrik è il tipo d’uomo che fa conti del genere ogni giorno. Anche perché nella sua casa di riposo c’è poco altro da fare. La vita trascorre placida, fin troppo: due chiacchiere con l’amico Evert; la curiosità per i nuovi arrivati e la sopportazione della severissima direttrice, probabilmente nipote di un ex gerarca nazista. Hendrik ha sempre fatto buon viso a cattivo gioco, ma ora si chiede se davvero ne sia sempre valsa la pena. E soprattutto se vale la pena di continuare così. E siccome nella vita bisogna avere dei progetti, o perlomeno fare degli esperimenti, Hendrik decide due cose. La prima: farsi dare dal suo medico la pillola della dolce morte. La seconda: prima di prenderla, concedersi un anno, e in quell’anno fondare un club. Nasce così il Club dei vecchi ma mica morti, con regole di ammissione rigidissime per partecipare alle varie attività, tra cui: l’ingresso a un casinò, un workshop di cucina, un corso di tai chi… In quest’anno di vita succederanno tante cose, ci saranno tante scoperte, tante perdite e molti piccoli esperimenti di felicità... E alla fine si vedrà chi l’avrà vinta: la pillola o una nuova primavera da attendere.



venerdì 1 gennaio 2016

I doni della vita

Di Irene Nemirovsky

Bello, letto in pochissimi giorni, da Natale a Capodanno per lo più. Ecco una recensione che condivido:

QUANDO LE IMMAGINI SI FANNO POESIA

“Era la stagione dei lillà, e ce n’erano in ogni casa, nei quartieri popolari grandi mazzi ornavano le tavole apparecchiate per la cena, visibili attraverso le tende di merletto a trama larga”.

Questa storia è narrata con una tale poetica delicatezza che sembra quasi di scorgerla, come i mazzi di lillà, attraverso il merletto delle tende alla finestra.

Protagonisti sono due giovani innamorati che si sposano sfidando le convenzioni di una Francia di inizio Novecento e cercano di costruirsi una famiglia, passando attraverso i dolori e le incertezze di due guerre mondiali, le difficoltà economiche della borghesia, i quotidiani problemi familiari dell’essere prima nuora, poi mamma, poi suocera.

Sembrerebbe impossibile riuscire a raccontare trent’anni di vita in una manciata di pagine, per forza mancherà qualcosa nella caratterizzazione dei personaggi, nei dettagli delle descrizioni, invece questo libro trova l’equilibrio perfetto tra il detto e il non detto, tra storia e poesia, tra essenzialità e particolare. Basta qualche pennellata per sentire il cuore di un personaggio, per capire l’essenza di una vicenda, se quella pennellata è in grado di cogliere, come in questo caso, quell’immagine capace di far vivere il tutto con la propria forza suggestiva.

Nel corso delle pagine ci vengono raccontati “la ricchezza, l’amore, il riso e il pianto”, i doni della vita appunto, che i protagonisti hanno “seminato e riposto nel proprio granaio”. Non ci sono avventure grandiose o passioni sconvolgenti, è l’autenticità dei sentimenti, nella loro estrema semplicità, ad essere eclatante.

E sembra quasi una forma di rispetto non scandagliarli con mille parole, ma guardarli dalla finestra, lasciando che vivano attraverso le immagini che ci vengono via via regalate, lasciando che ci entrino nel cuore.


venerdì 13 novembre 2015

Febbre gialla

di Carlo Lucarelli

Mica lo sapevo che era un libro per ragazzi.
Altrimenti non lo iniziavo neppure.
Finirlo, l'ho finito. Ma leggere Ratman gigante è più impegnativo.
Una cosetta così leggera che l'ho appena finita e già non me la ricordo più.
Va bè, se non altro era gratis.

Ho è cinese, ha otto anni, lavora in silenzio in mezzo ad altri bambini schiavi come lui, e aspetta l'occasione giusta. L'occasione arriva: un salto da acrobata, una Lambretta stile Old Sixties e uno scontro terribile contro la 2CV di Vittorio, poliziotto al primo giorno di servizio, vent'anni, capelli rasati sulle tempie, walkman e anfibi. La fuga riprende e il duro dal cuore tenero si lancia all'inseguimento. Comincia una corsa folle, febbricitante, disperata, una discesa in un mondo oscuro e sotterraneo, eppure vicinissimo alle strade di una città italiana. Un mondo di schiavi e padroni, dove la libertà è ancora un sogno e per ottenere giustizia si deve lottare senza tregua.


giovedì 5 novembre 2015

Ghetti

di Gustavo Corni


Sono appassionata di quel periodo, però devo dire che non mi ha entusiasmato. Poche notizie e incomplete, e non molto che non conoscessi già.


venerdì 16 ottobre 2015

Il circolo della fortuna e della felicità

di Amy Tan

All'inizio lo trovavo in po' noioso, ma mi capita spesso, con moltissimi libri. Ho avuto la pazienza di continuare e alla fine mi ha lasciato tante emozioni, anche se un po' frammentate. Sembrano tanti racconti cuciti insieme che formano un affresco corale. Alcuni di essi mi hanno colpito particolarmente, come quello riguardante la morte accidentale del fratellino della protagonista. Tutti mi hanno lasciata "con qualcosa in più": più comprensione e più conoscenza dell'affascinate cultura cinese, e più curiosità verso queste persone spesso impenetrabili con i loro sorrisi (si, indossano continuamente maschere per celare ciò che provano veramente, la capacità di nascondere i sentimenti è una qualità da coltivare).

Otto donne cinesi: quattro madri emigrate negli Stati Uniti negli anni quaranta che giocano a mah-jong a San Francisco e le loro quattro figlie nate in California, le cui voci si alternano e si richiamano nella ricostruzione del passato e nella ricerca di un difficile equilibrio con il presente. Un racconto che parla delle contraddizioni tra l'appartenenza a una famiglia cinese e la vita negli Stati Uniti; di rapporti conflittuali, ma anche fatti di profondo amore tra madre e figlia; delle motivazioni dei sacrifici compiuti dalle madri per trasmettere la propria esperienza e la propria forza alle figlie e delle ribellioni delle figlie ai desideri delle madri, dei loro diversi ideali, fedi, speranze (da Ibs).